La ricerca “The Eye of Journalists on PR 2026” evidenzia un dato chiave: il problema non è il comunicato stampa, ma il suo utilizzo. I giornalisti chiedono uffici stampa più utili, selettivi e capaci di facilitare il lavoro editoriale.
I dati confermano il valore dell’ufficio stampa
In un contesto segnato dall’overload informativo e dalla crisi di fiducia nelle fonti, il punto chiave non è la riduzione degli uffici stampa, ma il loro miglioramento: i giornalisti non ne chiedono meno, ma più qualificati ed efficaci. La quarta edizione della ricerca Mediaddress “The Eye of Journalists on PR – Trends Europe 2026”, condotta su 787 giornalisti in Italia, Francia e Spagna, ribalta molti luoghi comuni.
Il comunicato stampa non è uno strumento superato:
- 85% dei giornalisti lo considera una fonte autorevole;
- 83% attendibile;
- 68% lo giudica esaustivo.
Accanto a questi dati emerge però una criticità evidente:
- 44% dei giornalisti riceve più di 50 comunicati al giorno;
- 76% considera questo volume eccessivo.
Il risultato è che circa il 60% dei comunicati non viene nemmeno aperto, cestinato alla rapida lettura dell’oggetto.
Tra quelli che vengono effettivamente letti, solo il 30% scarso risulta utile. In sostanza, su 100 comunicati inviati appena 11 risultano funzionali al lavoro giornalistico.
Il vero problema: la rilevanza dei contenuti
Più della mancanza di tempo, indicata dal 31% dei giornalisti, la principale causa di esclusione resta la scarsa pertinenza dei contenuti rispetto agli interessi editoriali e alle esigenze della redazione, segnalata dall’81%. Un dato che invita a riconsiderare le logiche basate sull’invio massivo: aumentare il volume non significa aumentare la visibilità, ma rischia al contrario di generare saturazione e fastidio.
Non a caso:
- 81% dei giornalisti mette in blacklist le fonti poco rilevanti
- 72% respinge i comunicati dal tono eccessivamente promozionale.
In questo senso, una pratica comunicativa sbagliata non è solo inefficace, ma controproducente: trasforma l’ufficio stampa da risorsa utile a elemento di disturbo.

L’ufficio stampa ideale: un facilitatore
I giornalisti, alla domanda su come migliorare il lavoro quotidiano, indicano interlocutori collaborativi, reattivi e affidabili, capaci di fornire comunicati precisi, pertinenti, essenziali, corredati da dati e immagini.
In altre parole, serve una comunicazione funzionale con informazioni di qualità.
In questa prospettiva, un buon ufficio stampa diventa un facilitatore di accesso alle fonti: un soggetto che seleziona, contestualizza, verifica e organizza le informazioni, costruendo elementi chiari e consegnandoli nel momento e nel formato più adatto.
Non un semplice amplificatore delle richieste del cliente, né un servizio di follow-up continuo:
- il 76% dei giornalisti vuole essere contattato solo su richiesta
- mentre il 13% preferirebbe evitare il recall.

L’intelligenza artificiale è già parte del lavoro in redazione
L’IA è ormai uno strumento consolidato nelle redazioni:
- 73% dei giornalisti europei la utilizza soprattutto per traduzioni, ricerche e sintesi dei contenuti.
È uno strumento che migliora efficienza e analisi, a patto che le fonti siano solide. In questo può rafforzare il ruolo degli uffici stampa, tenendo ben presente che la tecnologia amplifica la qualità, ma anche gli errori: in questo senso l’IA non deve essere presa come vangelo, ma va verificata.
Dunque, l’ufficio stampa non è un elemento accessorio, ma una condizione per essere presenti nella sfera comunicativa pubblica. In un contesto ormai saturo di informazioni, dove tutto corre veloce, la vera risorsa è la rilevanza, costruita attraverso media relations professionali e ben calibrate.
Tra migliaia di messaggi, emergono quelli che interessano davvero
È qui che entra in gioco un ufficio stampa strategico: costruire relazioni, valorizzare le notizie e creare occasioni concrete di presenza sui media.
Se vuoi dare più forza alla tua comunicazione,

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